Magazzino del negozio 'Dark room'

4 in 1

Una foto della mostra di Laura Sassi

Se passate dalle parti di Montecchio Emilia, non lasciatevi sfuggire l’occasione di visitare l’antico castello e, al contempo, il 23esimo fotofestival organizzato dal cinefotoclub cittadino.

Particolarmente meritevoli le foto di Ivano Bolondi, ahimè molto poche in esposizione, e quelle di Laura Sassi (a mio avviso la miglior stampatrice del reggiano) dedicate al suono e al silenzio.

Una foto del libro di Ivano Bolondi

Se poi vi avanza qualche soldo sono disponibili i libri di entrambi.

I proventi di “Il silenzio e il suono” saranno devoluti ad una associazione per la comunicazione facilitata, i cui soci disabili hanno scritto gli splendidi testi del volume; peccato ahimè per alcune stampe di nero non propriamente perfette (tirata d’orecchi all’editore)…
Il libro di Bolondi, il suo primo non contando i piccoli cataloghi, consta invece di poesie originali scritte dall’artista islandese Thor Vilhjálmsson.

Grigio2

Ora non è più grigio, si è schiarito, è uscito il sole, sarebbe perfetto.
Come volevasi dimostrare, adesso il soggetto delle riprese è irreperibile (non sto a spiegarvi perché per un minimo di ritegno verso la sua persona) e prima che torni tra noi sarà già buio.

Nel mentre sono andato a vedere la mostra collettiva del corso base 2002 del mio circolo fotografico, che resta aperta sino alle 23 di stasera al Buco Magico; molto bella nonostante l’accavallarsi di temi diversi (ad ogni persona erano concesse 5-6 foto).
Peccato che sia dovuto fuggire per andare ad incontrare la suddetta persona irreperibile…

Grigio

E` un mese che c’è il sole. Cielo azzurro limpido, poche nuvole morbide e bianche. Caldo, vabbè, ma non è questo che ci interessa. Comunque, per un mese ci sono state le condizioni ideali per il tipo di foto che volevo fare. Però la vita si è messa, come al solito, in mezzo: prima mancava il tempo da parte mia causa esami, poi mancava il soggetto da fotografare causa vacanza e impegni.
Alla fine ieri pomeriggio ci accordiamo: facciamo le foto subito o domattina.

Conoscendo la mia sfiga cronica ero pronto a dire “Subito!” quando mi sono ricordato che, pochi minuti prima, mio padre mi aveva già precettato per aiutarlo in un altro lavoro, come al solito senza specificare gli orari precisi ma un generico “più tardi”. La sfiga era già in moto.
Con riluttanza, e memore degli eventi della volta precedente (due minuti prima sole, tiro fuori la macchina fotografica, due minuti dopo pioggia) mugugno un “Domattina, 9.30″ e imploro tutti i pantheon a mia disposizione perché non venga a piovere.

Il circolo però non poteva chiudersi così facilmente. Per tutto ieri sera la gente in chat non faceva altro che gufare (”Com è il tempo da voi?” “Ah, qua c’è un po’ d’arietta.” “Potrebbe anche venire a piovere, sai?”) ; ancora una volta promisi stragi e vendette in caso di pioggia.
Poi andai a dormire, mi svegliai alle otto stamattina, guardai fuori dalla finestra e….

Che dire? Me l’ero cercata. Non era venuto nero. Non era venuto a piovere.
Grigio. Piatto, orrendo, triste, uniforme grigio. Grigio fin dove l’occhio può vedere. Grigio che alle nove di mattina sembra di essere in un tardo pomeriggio d’autunno. Grigio che per leggere un libro in camera mia con le imposte spalancate ho bisogno di accendere il lampadario.
Grigio che, più prosaicamente, mal si adatta alle foto sature con sfondo di cielo azzurro e nuvole che intendevamo fare.

Ora, capitemi. Con tutta la buona volontà e pragmatismo scientifico trovo comunque assai improbabile credere che ogniqualvolta io debba fare delle foto il tempo decida improvvisamente e subitaneamente di mutare il suo corso solo per il lasso di tempo preciso in cui mi è concesso di dare mano all’obbiettivo.
Ho offeso qualche dio della sfiga? Avrò pestato la coda ad un gatto? Mi si è rovesciato un barattolo di sale? Devo andare a Lourdes?

E voi mi direte “E vabbè, che palle, rimanda alla prossima volta, ci sarà bene il bel tempo da qui a tre mesi, no?”
Sì, certo; anzi, sono pronto a scommettere che da domani tornerà un sole che spacca le pietre e che non se ne andrà per diverse settimane.
Perché? Perché il mio soggetto se ne parte domani per andare tre mesi in Argentina.

E così la saga della sessione fotografica infinita continua…

Ho assistito ieri alla presentazione di un libro di fotografie su Canossa. Il lavoro di Giuliano Ferrari è una sorta di ‘reportage in costume’, un fotoromanzo in cui a sfondi storici delle vicende matildiche sono sovrapposti digitalmente i comparsanti delle varie manifestazioni rievocative che si svolgono in provincia.
L’effetto è molto coinvolgente, più del semplice reportage della fiera o della foto nuda e inanimata di mura e paesaggi.
Sul sito dell’autore è possibile vedere le foto del libro.
Fortuna delle fortune, per ogni partecipante c’era in omaggio una stampa del libro numerata e firmata, e l’ingresso era pure senza invito!

La sera poi visita a Giovannino, il mio para-nipotino, che diventa sempre più lungo e tra un po’ supera la mamma!

I rullini bianco/nero con sviluppo compatibile colore non mi piacciono, hanno toni un po’ smorti rispetto al b/n normale. Meglio aspettare un po’ di più per lo sviluppo ma tenersi tutta la qualita e la durata. (Se qualcuno sta pensando che il b/n è superato rispetto al colore è pregato di andare a buttarsi giù da un ponte.)

Comprato un libro di racconti di Dürrenmatt, messo in fondo alla lunga pila dei libri da leggere. Sob.

Mercoledì 9 prima lezione di camera oscura. Vedere le immagini che si sviluppano davanti ai tuoi occhi è qualcosa di meraviglioso. Soprattutto se sei tu che hai in mano il processo, dalla esposizione al fissaggio.
Nelle prossime lezioni impareremo come fare i mascheramenti e come si tirano su zone specifiche dell’immagine. Woo!