Magazzino del negozio 'Vecchia Reggio'

A volte riaprono

La categoria libraria di questo blog ha il nome di una libreria che non esiste più. Tre anni dopo, però, gli ex proprietari della stessa ritornano in grande stile (ri)aprendo una libreria nel centro artistico-letterario della città di Reggio: via Farini. E da quasi 100 anni che quegli stessi locali ospitano libri, in un modo o nell’altro, quindi si tratta solo di un certo ritorno allo status quo.

In attesa di andarci a spendere dei soldi, mi sono messo a ravanare nella biblioteca di casa e, oltre all’ultimo libro di Kazuo Ishiguro ‘Non lasciarmi’ (bellissimo, tragico, con anche una terribile metafora sull’accettazione delle ‘regole’ della società), sono tornati sul comodino il Book of Ti’ana (ormai prossimo a IsdA per numero di riletture) e alcuni classiconi che avevo ma non ho mai letto, del tipo di ‘Tristram Shandy’ o ‘Barry Lindon’. Con ‘House of Leaves’ prossimamente in arrivo nella cassetta della posta, direi che non avrò da annoiarmi per un po’.

Eventuali e varie

Ho considerato se fare o meno un post su quanto siano effettivamente coglioni gli italiani ad aver votato chi non ha esattamente fatto bene per il paese, ma siamo in campagna elettorale, e rischio che una notte (buia e tempestosa) arrivino Nightwatch e il MiniPax a farmi cambiare idea.

Chiederò invece scusa per la prolungata assenza di aggiornamenti, adducendo le seguenti motivazioni (talune scusanti, altre possibilmente aggravanti):

  • mi è arrivato il boxset completo di Babylon 5;
  • e prima di quello mi sono arrivati Blackpool (una miniserie geniale della BBC) e un cofanetto di Doctor Who;
  • ci sono stati alcuni problemi di salute in famiglia;
  • sono stato alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna con Eugeal;
  • conseguenza del punto precedente: ho una quindicina di libri nuovi che richiedono attenzione;
  • e prima di quella sono andato a vedere Gauguin e Van Gogh a Brescia;
  • sto realizzando (è quasi pronto a dire il vero) il nuovo sito dei Faggiorosso;
  • tra una cosa e l’altra, si trova talvolta il tempo di studiare.

Per questi e altri motivi, mi appello alla clemenza della corte.

What it really is

“Them as can do, has to do for them as can’t. And someone has to speak up for them as has no voices.”

-Terry Pratchett, “The wee free men”

Che palle i blog!

Un post che inizia così sul blog di una persona che (perdonatemi la ridondanza) ha un blog potrebbe sembrare alquanto strano. Invece ricade in quella categoria di post che viene indicata come rigurgito insensato scritto da chi non ha compreso niente del mezzo, della blogosfera, degli aggregator, del web semantico, del sarcazzo di sarcazzonia e chi più ne ha più ne metta (altri, più semplicemente, parlerebbero di invidia perché il blog ha pochi hit).

Il punto del post (post! che parolina dal sapore postmoderno; perché usare messaggio quando puoi dire post? Perché dire che hai scritto qualcosa quando puoi dire che l’hai postato?) è proprio quello: a me della blogosfera non me ne frega un cazzo! E quando vedo che i siti fatti bene e strutturati lasciano il posto ai blog mi viene una irritazione spaventosa, che peggiora quando mi vengon posti davanti dei dictat culturali, come quello che il vero artista si riconosce perché, invece di scrivere un racconto, scrive un post chilometrico. O peggio, scrive il racconto NEL post.

Ora, piove la critica. “Non hai capito un cazzo dei blog.”
Risposta: mi pare piuttosto il contrario. O meglio, il mezzo si è evoluto ed è andato ben oltre l’intenzione originale. Però il significato era chiaro: web-log, diario sul web. Già questo era un rovesciamento: il diario era l’oggetto privato per eccellenza; ma lo si è estremizzato ancora con l’idea che tutto va concentrato nel blog.

Qualche anno fa, se all’epoca tenevate un diario (informatico o meno), vi avreste scritto un articolo di taglio giornalistico? O un racconto? O un romanzo a puntate? O avreste usato il diario come album fotografico?
No: avreste scritto “Oggi ho scritto un articolo sul tal giornale, ho scritto un racconto che ho poi ricopiato in bella copia, ho pubblicato un romanzo, ho riempito l’album di famiglia.” Al massimo sul diario ci finivano due righe del racconto, le due foto più belle, magari con una didascalia.
Ora ci deve finire tutto.

Al blog ci sono stato costretto. Una certa persona (bastarda e fetente) mi ha rotto tanto le scatole che alla fine ne ho aperto uno. Ma la mia idea in merito penso (spero) di averla ben espressa sin dall’incipit: pensieri vari.
Leggo un blog, mi piace leggere pensieri, magari di amici e persone con cui sono in contatto, o persone con cui nasce un feeling di quelli che capitano solo online. Quando mi si comincia a dire che devo leggere il blog di questo e quell’altro perché ah come sono arguti, ah che pagine di intelligenza, ah ma se non leggi quello allora non sai niente…. basta. E` fuori, è troppo per me. Non me ne frega di conoscere altri blogger perché sono blogger, mi piace conoscere altra gente per quello che fa, indipendentemente dal mezzo.

Oggi ho trovato un link ad un sito (che non riporterò) che aggrega racconti e scritti online e post di carattere letterario. Tutto ad inserimento manuale, niente RSS o diavolerie. Però, cosa c’è tra i requisiti necessari? Che lo scritto che si invia risieda nel proprio blog.
Sapete cosa vi dico? Preferisco non essere letto; per quello bastano i metodi tradizionali.

Humidity Bookshop

E` rito umano inevitabile il dover passare almeno una sera alla Festa dell’Unità (più propriamente detta dell’Umidità). Rito all’interno del rito, necesse est passare dalla libreria della festa e spenderci dei soldi. Anche quest’anno la natura segue il suo corso e mi ritrovo ad aggiungere i seguenti volumi alla pila LIRO sul mio comodino:
- “Orlando“, di Virginia Woolf (mi aveva già tentato a Bologna, e la carne è debole)
- “Lettere di don Milani“, che ho precedentemente rilasciato in BookCrossing e di cui stavo cercando una nuova edizione per la mia collezione (btw, nessuno sa se esiste una edizione recente della Lettera ad una professoressa?)
- “Viaggio in Portogallo” di Jose Saramago, di cui ho poco tempo fa letto La zattera di pietra, che per contrasto è un viaggio del Portogallo, più precisamente della penisola iberica che si stacca dall’Europa.

In lettura attualmente si trova “La via di Shackleton“, una analisi delle avventure antartiche del famoso esploratore britannico come esempio di leadership e formazione di una squadra ideale. Talune parti, soprattutto quelle di ‘applicazione pratica’, sembrano un po’ artefatte; la narrazione e l’analisi tecnica e psicologica invece sono molto interessanti e invitano ad approfondire la storia della Endurance e del suo equipaggio.

Colonna sonora omonima: “Shackleton”, Franco Battiato

Summer readings

Armato di palpebra calante e della cartina fatta da Théoden per il raduno nazIonale FeSToso 2004, indicante tutte le principali librerie di Bologna e loro location, mi avvio oggi insieme ad Aragorn_MDM (che dopo tempo innumerabile finalmente incontro dal vivo) in un giro di perlustrazione in cui poco manca che ci lasci il portafogli.

Dopo varie titubanze, confronti, mezze scelte, libri presi e poi riportati allo scaffale l’acquisto finale si è risolto in:
- “A hat full of sky” di Terry Pratchett edizione hardcover
- “The peoples of Middle Earth”, perché alla Hobbiton scorsa non c’era e meglio non rischiare ancora
- Due volumi di “Saghe Nordiche”
- un segnalibro con un gufo disegnato sopra
Tra i caduti sul campo meritano menzione “The Silmarillion” (in inglese), un libro di Ende ahimè dalla copertina rovinatissima e “Orlando” di Virginia Woolf.
Aragorn invece non trova ciò che cercava (la saga di Earthsea in edizione Nord) ma torna a casa anche lui con un lauto bottino.

Sfortunatamente alcune delle librerie meno mainstream e più fornite di materiale introvabile erano chiuse per la pausa estiva, quindi ‘purtroppo’ ci toccherà ripetere la sortita dopo settembre. Che sfiga, eh?

Cooman??

Ringrazio di aver letto i libri in inglese, perché penso che avrei ruggito di indignazione nel sentire che Sybil Trelawney è diventata in italiano Sibilla Cooman (mi pare che il film usi l’originale; se no, devo averlo filtrato in automatico dalla vergogna).
Capisco (non è vero ma mi adeguo) le necessità di adattamento per i poveri bambini decerebrati italiani che potrebbero morire di shock leggendo il nome originale, ma mi chiedo cosa abbia fatto alla traduttrice la povera Sibilla cumana per storpiare il nome suo e della Trelawney in un colpo solo.

Dopo Dumbledore che diventa Silente e la McGonagall che diventa di McGranitt (in effetti è una traduzione che fa restare di sasso) viene davvero da chiedersi come ha fatto Harry a non diventare Enrico Vasaio.

One (token) ring to rule them all…

Token ring o Tolkien ring?

Potter Puppet Pals

Son vecchiotti ma fan sempre ridere :)

Le vacanze del signor X

Il signor X è stufo di traviare la gente, di nascosto invia denaro ad un convento, e gli sembra persino di aver fatto il suo lavoro fin troppo bene; per questo motivo va dal capo e gli chiede una vacanza di tre settimane. Nessuno però può immaginare quali guai possa provocare al mondo l’assenza di qualcuno che induca l’uomo al male…

Chissà quale sarebbe la reazione di Woland nell’incontrare il suo omologo descritto da Dürrenmatt in questo racconto (ahimè incompiuto; ma esiste la traccia completa dello svolgimento, scritta in maniera riassunta ma godibile)?
Ma c’è poi, alla fin fine, così tanta differenza tra i due?

Dedicato a chi pensa che in fondo anche il diavolo non sia poi così cattivo.

Sleep Now

Sleep now,
Your blood moving in the quiet wind;
No longer afraid of the rabbits
Hurrying through the tall grass
Or faces laughing on the beach
And among the cold trees

Sleep now,
Alone in the sleeves of grief,
Listening to clothes falling
And to your flesh touching God;
To the chatter and backslapping
Of Christ meeting heroes of war.

Sleep now,
Your words have passed
The light shining from the East
And the sound of the flack
Raping graves and emptying seasons.

You do not hear the dry wind pray
Or the children play
A game called Soldiers in the street.

Brian Patten wrote Sleep Now
in memory of Wilfred Owen

The Moon

The hour drew nigh
And the moon was rent in twain.
And if they behold a portent
They turn away and say:
Prolonged illusion.

They denied (the truth)
And followed their own lusts.
Yet everything will come to a decision
And surely there has come to them news
Whereof the purport should deter.

Effective wisdom;
But warnings avail not.

Holy Qu’ran, 54:1-5

Recensione doppia

Recensione doppia: Il giorno della civetta e Una storia semplice di Leonardo Sciascia.
Letti uno di filato all’altro in un paio di giornate, i giudizi tendono a coincidere con le parole stesse dell’autore nelle postfazioni. Entrambi grandi racconti del panorama italiano, entrambe storie di mafia, la prima e l’ultima dell’autore; seppure nel secondo quella parola non compaia neppure una volta (esprimendo senza esprimerlo l’ironico concetto che ‘la mafia non esiste’ se non nella mente dei continentali).
Ed è in questo che, alla fine della lettura del secondo (temporalmente primo), le parole di Sciascia stesso risultano profetiche: sembra quasi che la sua vita di scrittore sia passata nel tentativo di riscrivere con meno parole il romanzo d’esordio sino a trasformarlo in quello più succinto, ma anche più forte e diretto, degli ultimi giorni.
Da leggere.

Quel libro di Dürrenmatt è ancora lì che aspetta. Devo leggerlo entro fine aprile, mi vergogno di me stesso.

nonpago di leggere

Tra le varie cose che ho scordato di fare c’era la segnalazione di questa manifestazione. Penso però che darle un po’ di visibilità , anche se in ritardo, non faccia certo male.
Libri liberi!!