Che palle i blog!

Un post che inizia così sul blog di una persona che (perdonatemi la ridondanza) ha un blog potrebbe sembrare alquanto strano. Invece ricade in quella categoria di post che viene indicata come rigurgito insensato scritto da chi non ha compreso niente del mezzo, della blogosfera, degli aggregator, del web semantico, del sarcazzo di sarcazzonia e chi più ne ha più ne metta (altri, più semplicemente, parlerebbero di invidia perché il blog ha pochi hit).

Il punto del post (post! che parolina dal sapore postmoderno; perché usare messaggio quando puoi dire post? Perché dire che hai scritto qualcosa quando puoi dire che l’hai postato?) è proprio quello: a me della blogosfera non me ne frega un cazzo! E quando vedo che i siti fatti bene e strutturati lasciano il posto ai blog mi viene una irritazione spaventosa, che peggiora quando mi vengon posti davanti dei dictat culturali, come quello che il vero artista si riconosce perché, invece di scrivere un racconto, scrive un post chilometrico. O peggio, scrive il racconto NEL post.

Ora, piove la critica. “Non hai capito un cazzo dei blog.”
Risposta: mi pare piuttosto il contrario. O meglio, il mezzo si è evoluto ed è andato ben oltre l’intenzione originale. Però il significato era chiaro: web-log, diario sul web. Già questo era un rovesciamento: il diario era l’oggetto privato per eccellenza; ma lo si è estremizzato ancora con l’idea che tutto va concentrato nel blog.

Qualche anno fa, se all’epoca tenevate un diario (informatico o meno), vi avreste scritto un articolo di taglio giornalistico? O un racconto? O un romanzo a puntate? O avreste usato il diario come album fotografico?
No: avreste scritto “Oggi ho scritto un articolo sul tal giornale, ho scritto un racconto che ho poi ricopiato in bella copia, ho pubblicato un romanzo, ho riempito l’album di famiglia.” Al massimo sul diario ci finivano due righe del racconto, le due foto più belle, magari con una didascalia.
Ora ci deve finire tutto.

Al blog ci sono stato costretto. Una certa persona (bastarda e fetente) mi ha rotto tanto le scatole che alla fine ne ho aperto uno. Ma la mia idea in merito penso (spero) di averla ben espressa sin dall’incipit: pensieri vari.
Leggo un blog, mi piace leggere pensieri, magari di amici e persone con cui sono in contatto, o persone con cui nasce un feeling di quelli che capitano solo online. Quando mi si comincia a dire che devo leggere il blog di questo e quell’altro perché ah come sono arguti, ah che pagine di intelligenza, ah ma se non leggi quello allora non sai niente…. basta. E` fuori, è troppo per me. Non me ne frega di conoscere altri blogger perché sono blogger, mi piace conoscere altra gente per quello che fa, indipendentemente dal mezzo.

Oggi ho trovato un link ad un sito (che non riporterò) che aggrega racconti e scritti online e post di carattere letterario. Tutto ad inserimento manuale, niente RSS o diavolerie. Però, cosa c’è tra i requisiti necessari? Che lo scritto che si invia risieda nel proprio blog.
Sapete cosa vi dico? Preferisco non essere letto; per quello bastano i metodi tradizionali.

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